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Si può chiedere stop cure senza Testamento biologico

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Si può chiedere stop cure senza Testamento biologico

ROMA. — Si può chiedere l’interruzione delle terapie, in determinati casi, anche in assenza del Testamento biologico da parte del paziente, ma a patto che egli abbia precedentemente espresso tale volontà ad un proprio ‘rappresentante’, cioè all’amministratore di sostegno designato.

Pedro Loyo

E’ quanto stabilito dal Tribunale di Roma, che si è pronunciato sul caso di una donna di 62 anni in stato vegetativo irreversibile. Un ulteriore ‘passo avanti’ rispetto alla legge sul Biotestamento, che prevede che l’amministratore possa chiedere lo stop delle cure ma solo in presenza di Testamento biologico del paziente, altrimenti la decisione è demandata comunque al giudice

Dopo la sentenza della Consulta dello scorso 25 settembre, che ha aperto al suicidio assistito affermando che l’aiuto al suicidio è lecito in casi estremi come quello di Dj Fabo, ed in attesa che riprendano i lavori parlamentari sulla questione (l’avvio è fissato per la prossima settimana in commissione Giustizia alla Camera), il tema del fine vita torma dunque alla ribalta con la decisione del Tribunale di Roma

E sempre sul fine vita si è pronunciato, con un post, Beppe Grillo: “Non si ostacolino le scelte con le leggi — ha affermato -. Non capisco e non capirò mai come possa venire in mente di metterci a dettar legge al mistero triste e fabbricare impicci e cavilli vari per ostacolare quelle pochissime scelte che restano alla fine”

Ma se il garante del Movimento 5 Stelle dice ‘no’ a leggi in materia, il provvedimento del Tribunale di Roma apre una nuova strada: l’amministratore di sostegno di un paziente, spiega il segretario dell’Associazione Coscioni Filomena Gallo, “può dunque richiedere l’interruzione delle terapie per quel soggetto se lo stesso paziente aveva già espresso in precedenza una volontà in tal senso, pur non avendo fatto un Testamento biologico. L’intervento del Giudice tutelare sarà necessario solo se vi fosse opposizione da parte del medico a procedere”

Il provvedimento del Tribunale è in seguito ad un caso che vede protagonisti il signor P., compagno e amministratore di sostegno di B., una signora di 62 anni in stato vegetativo irreversibile dal dicembre 2017 e immobile in un letto da due anni, spiega Gallo, uno degli avvocati che ha seguito il caso. B., in passato, ogni volta che veniva a conoscenza di casi di persone in stato vegetativo, dichiarava che se fosse accaduto a lei, mai avrebbe voluto proseguire i suoi giorni in quello stato

Convinzione che ha ripetuto tante volte a chi le era più vicino. Ne erano a conoscenza tutti coloro che facevano parte della sua sfera affettiva più intima, anche gli amici conoscevano le sue volontà. Consapevole di tutto ciò, l’amministratore ha presentato un ricorso al Giudice tutelare per poter procedere, previo il ricorso alle cure palliative e sedazione profonda, al distacco dai trattamenti

Grazie a questo provvedimento, “non più casi come Eluana Englaro, in assenza di contestazioni di parenti o medici, con lunghi ricorsi al giudice tutelare”, commenta Gallo. Con questa “importante pronuncia — conclude — il Tribunale mette in primo piano la volontà della persona, evitando che, come nel caso Englaro, per anni si sia costretti a combattere nei Tribunali per vederla riconosciuta”

(di Manuela Correra/ANSA)